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sabato 31 agosto 2024

Fine estate

Eccoci qui, finalmente alla fine di questo mese di agosto infernale sotto tanti punti di vista, non solo per il caldo, e agli sgoccioli di questa estate che è stata molto faticosa e stancante.

Aspetto positivo di questi mesi sono state le letture portate a termine. Nonostante tutto, sono riuscita a leggere quasi tutti i libri che avevo previsto e anche qualcosina in più.

Gran parte di queste letture estive sono avvenute grazie ai prestiti in biblioteca, sia di libri cartacei sia di ebook. Tra i cartacei ho letto due libri di recente uscita, "Alma" e "I giorni di Vetro". Il primo mi è piaciuto molto, il secondo meno.

 


 

"Alma" è un romanzo intenso. La protagonista, Alma appunto, ritorna nella sua città natale, Trieste, per recuperare un'inaspettata eredità lasciatela dal padre. In soli tre giorni Alma ripercorrerà la sua storia e la storia della città, una storia che negli ultimi decenni del Novecento si è intrecciata con quello che succedeva oltre il confine. Perché dalla storia di Alma scopriamo che vivere a Trieste significava avere ben chiaro che ci fosse un "di qua" dal confine e un "di là" e che quel "di là", che soprattutto per il padre di Alma rappresentava un orizzonte possibile, un luogo a cui fare ritorno, a un certo punto ha preso fuoco esplodendo in un conflitto brutale e fratricida. La storia di Alma e delle persone a lei più care si intreccia con la storia della fine della Jugoslavia, in un racconto denso ma delicato, in cui Trieste e il suo mare sono essi stessi protagonisti imprescindibili. Ho amato questo libro, anche perché da qualche anno sto cercando di studiare e approfondire la questione triestina e del confine nord-orientale, una questione complessa di cui si conosce poco e che invece meriterebbe più attenzione. In questa storia ho ritrovato eco delle vicende raccontata in "Qui è proibito parlare" di Pahor, che ho letto qualche anno fa e che mi piacque molto. Anche se il periodo storico delle due vicende è molto diverso, l'accento sul fatto che imporre identità e confini porti a conseguenze disastrose è evidente.

 "I giorni di Vetro" narra la storia di Redenta, nata il giorno in cui Matteotti venne ucciso e che, a dire di tutti, a cominciare da sua madre, si porta dietro la "scarogna". Redenta vive a Castrocaro e vive la Castrocaro del ventennio fascista, della guerra e della resistenza. Redenta resiste, resiste ai dolori della vita, alle malattie e resiste anche a Vetro, gerarca nazista feroce ed efferato, che la sceglie come moglie. Come dice l'autrice stessa, il romanzo racconta vicende frutto di fantasia, solo alcune delle quali ispirate a fatti realmente accaduti, e pone molto l'accento sulla violenza. Violenza ed efferatezza che per me hanno reso il romanzo molto pesante da affrontare; non nego che in un paio di passaggi ho pensato di abbandonare la lettura e finirla lì. Alla fine ho portato a termine il libro, anche per capire alcuni intrecci della trama che vengono chiariti solo nelle ultime pagine. L'ho trovata però una storia molto pesante e dura da leggere e per me la presenza di così tanta violenza è risultata eccessiva. Sicuramente un bel libro, ben scritto e narrato, ma che si discosta dalla mia sensibilità.


giovedì 18 aprile 2024

La grande fatica della Ricerca

 


Da qualche giorno ho ripreso in mano lui. La mia è una sfida personale con il buon vecchio Marcel!

In realtà mi ero già scontrata con la Recherche quando ero all'università e avevo letto il primo romanzo, Dalla parte di Swann, e quasi tutto il secondo, All'ombra delle fanciulle in fiore. Poi, non ricordo più esattamente il motivo, probabilmente per sostenere qualche esame, l'ho messo da parte e non l'ho più ripreso. Da un po' mi frullava l'idea di imbarcarmi nell'impresa della lettura integrale, nell'ambito di un mio personalissimo progetto di approfondimento del Novento, non solo in ambito storico, cioè quello che insegno, ma anche in altri campi. Non potevo quindi esimermi dal leggere Proust, lui che ha impresso una svolta così decisiva alla narrativa e al modo di scrivere i romanzi all'inizio dello scorso secolo. Così mi sono decisa a ricominciare, di nuovo, l'impresa. Ma ho commesso degli errori, errori da principiante che hanno molto rallentato e appesantito la lettura.

Primo grande errore, avviare una lettura così impegnativa a inizio anno scolastico: una follia! Il mondo dei prof. sa quello che significano i mesi da settembre a novembre/dicembre: la sensazione è quella di stare dentro un frullatore. Se dentro al frullatore ci metti pure Proust, abbiamo fatto tombola!

Secondo grande errore: pensare di leggere Proust la sera prima di andare a letto. Ecco, questo lo pui fare a vent'anni, quando sei studente universitario giovane e spensierato, ma a quaranta, con vita da prof + vita da genitore no, assolutamente no! Un vero errore da principiante! Infatti la sera riuscivo a leggere sì e no una pagina prima di sprofondare nel sonno e dimenticare irrimediabilmente tutto quello che avevo appena letto... I miei progressi di lettura erano paragonabili alla strada percorsa dalla lumaca di un famoso indovinello, che di giorno percorreva un tot e la notte scivolava indietro. Praticamente l'immobilità.

Valutati con consapevolezza gli errori, non ho mollato e a gennaio mi sono messa d'impegno, ho dedicato un momento della giornata in cui riuscire a leggere, non dico tutti i giorni ma quasi, Dalla parte di Swann senza dormirci sopra e alla fine sono riuscita a terminare il primo romanzo dei sette.

Devo dire che lo ricordavo diversamente, alla prima lettura lo avevo apprezzato di più. Questa volta, vuoi anche per gli errori di cui sopra, arrivare fino in fondo è stato faticoso. La prima parte, nella quale Proust descrive la famosa Combray e tutti i ricordi legati alla sua infanzia, l'ho letta con piacere. Poi siamo arrivati a Swann e alla sua storia d'amore e lì ho quasi ceduto. Confesso che ci sono stati dei momenti in cui, se avessi avuto davanti Odette e Swann, li avrei presi a schiaffi lanciandogli improperi contro... Ma alla fine ho superato anche questo e sono arrivata alla fine. 

Concluso il primo romanzo mi sono presa un mese abbondante di stacco, dedicandomi ad altre letture, e ho ripreso la lettura della Recherche a marzo inoltrato. Per adesso procedo senza indugio, anche se siamo di nuovo in un periodo complicato visto che ci avviciniamo a grandi passi verso la fine dell'anno scolastico, altro periodo frullatore per il mondo della scuola. Ma non demordo.

La mia edizione de "Alla ricerca del tempo perduto" è quella pubblicata nella collana I Meridiani Mondadori in quattro volumi, con la traduzione di Giovanni Raboni. L'edizione è annotata con grande cura, il che permette al lettore di non perdersi nel groviglio di citazioni, rimandi e riferimenti che costellano tutta l'opera di Proust. 

Un altro valido strumento che ho trovato di grande utilità è la pagina di Wikipedia dedicata ai personaggi della Recherche: qui trovate, in ordine alfabetico, ogni nome di personaggio che appare nei sette romanzi. Un grande aiuto davvero.

Non mi resta che augurare buona lettura!



 

 

mercoledì 17 aprile 2024

Il nuovo anno

 

Questa è la prima lettura del 2024. 

Non conoscevo questo libro e l'ho scoperto grazie a @modusvivendi_libreria, bella libreria palermitana che visitavo spesso quando abitavo ancora lì. Mi ha subito incuriosito il titolo e così ho preso l'ebook in prestito nella mia biblioteca di fiducia @bibliotecatrento (sempre grazie!)

Apprezzo molto i libri che mi fanno scoprire qualcosa di nuovo e questo romanzo mi ha fatto scoprire una cosa che non conoscevo affatto sulla mia città, l'esistenza dell Manifattura Tabacchi. La storia di Franca e Rosa è una storia di amicizia e coraggio che ha come sfondo proprio la Manifattura, stabilimento in cui si lavorava il tabacco per produrre sigari e sigarette. Siamo nella Palermo degli ultimi anni dell'Ottocento, ci si affaccia all'epoca d'oro della città per nobili e ricchi borghesi, ma lo stesso non si può dire per la povera gente delle borgate cittadine come l'Acquasanta, la borgata di pescatori in cui vivono le due protagoniste del romanzo. La lettura scivola via veloce come una barca sul mare piatto. Le vicende delle due ragazze ricalcano la difficoltà della vita delle classi più povere dell'epoca, con l'aggravante di essere donne, un fardello assai pesante da portare.

Mi fa sorridere che l'autrice del romanzo sia una trentina che si è spostata a Palermo dove vive e lavora, esattamente la rotta opposta che ho seguito io. Per questo sono rimasta colpita dall'impeccabile padronanza del dialetto che l'autrice mostra lungo tutta la narrazione.

"Le donne dell'Acquasanta" è una storia di sopruso e di riscatto, di amicizia e determinazione, una storia di donne che lottano per ottenere rispetto e felicità.
Sono contenta di aver cominciato il mio anno di lettura con questo romanzo.


martedì 3 ottobre 2023

Il grande Nord e le cipolle


 

Da qualche tempo ho ripreso una passione letteraria che avevo da ragazza, leggere le opere teatrali.

Ancora a scuola mi ero appassionata a questo tipo di lettura, mi piaceva moltissimo, ad esempio, il teatro di Pirandello. 

Ad un certo momento però, le mie preferenze di lettura sono cambiate e ho messo da parte questo interesse. Interesse che si è rimanifestato, per l'appunto, un po' di tempo fa. 

Questa volta a farlo risvegliare è stata la musica, in particolare la musica di Grieg. Tra le opere del compositore norvegese, sono particolarmente noti alcuni brani che scrisse proprio per accompagnare la rappresentazione di un'opera teatrale, Peer Gynt, scritta da un altro noto norvegese, Henrik Ibsen.

Così, incuriosita, sono andata a studiare e ho scoperto che Peer Gynt originariamente è il personaggio di una leggenda norvegese a cui Ibsen si è ispirato per scrivere la sua opera. Il Peer Gynt di Ibsen è in realtà una composizione particolare; si tratta infatti di un dramma in versi che l'autore scrisse durante un suo soggiorno in Italia (l'Italia in un modo o nell'altro fa sempre capolino!). All'inizio il dramma non era destinato alle scene, Ibsen non lo aveva pensato per essere rappresentato, anche perchè è volutamente pieno di ambientazioni diverse e cambi di scene molto rapidi, quindi difficile da allestire. Ma, trascorsa una decina d'anni, Ibsen decise di portare Peer Gynt sulle scene e chiese all'amico Grieg di comporre le musiche per accompagnare la rappresentazione. Peer Gynt ottenne un grande successo di pubblico, contribuì ad accrescere la notorietà di Ibsen e ancora di più quella di Grieg, i cui brani composti per l'opera sono diventati celeberrimi.

Io ho letto l'edizione Einaudi con la traduzione di Anita Rho. Il testo è preceduto da un interessante saggio di Rolf Fjelde, drammaturgo americano che speiga perché già in Peer Gynt si ritrovino i germogli di quel teatro moderno di cui Ibsen è ritenuto il padre e che raggiungerà il suo apice in opere come "Casa di Bambola" o "L'anitra selvatica". Peer Gynt è un antieroe, un personaggio pieno di contraddizioni; attraversa mille peripezie e avventure senza mai riuscire a concludere qualcosa. Lo accompagniamo nel trascorrere della sua vita dalla giovinezza fino alla vecchiaia, quando finalmente prende consapevolezza di non essere riuscito nel faticoso proposito della ricerca del suo io e lo troviamo intento a sbucciare una cipolla, i cui strati reapppresentano tutte le identità che Peer si è  creato nella sua rocambolesca vita ma nessuna di esse rappresenta il vero Peer. 

Nel testo numerosi sono i riferimenti alla filosofia, da Hegel a Kierkegaard, e tanti i riferimenti alle atmosfere nordiche che richiamano il grande freddo e il buio, non solo del cielo ma anche dell'individuo.



lunedì 4 settembre 2023

L'isola e l'imperatore

 


"Penso con  sgomento che le isole non hanno altro domani che la partenza."

 N. Decisamente è stato questo il mio libro dell'estate. E' stato il primo che ho letto una volta finiti gli impegni degli esami di maturità, quindi il primo letto in ferie. Poi perché me lo sono portata dietro in vacanza e proprio negli stessi luoghi in cui il libro è ambientato.

Il libro descrive i trecento giorni dell'esilio elbano di Napoleone (nel libro quasi sempre chiamato N.) raccontato dal suo bibliotecario, tale Martino Acquabona. N. si rivela un personaggio complesso, non appena giunto sull'isola comincia a organizzare la sua ripartenza che lo porterà verso una delle più proverbiali sconfitte della storia; ma nello stesso tempo vuole riorganizzare il suo nuovo dominio, l'Elba appunto, per renderla un luogo di efficienza e profitto.

Ernesto Ferrero racconta con dovizia di particolari e in maniera molta accurata i dieci mesi di permanenza dell'Imperatore sull'isola d'Elba. Trattandosi di un romanzo storico ovviamente la finzione si fonde con la storia, però appare molto chiaro quanto l'arrivo di Napoleone abbia messo a soqquadro la piccola isola, che pure era già di per sè molto ambita per la sua posizione nel Mediterraneo e per le sue ricchezze minerarie. E quanto la permanenza dell'imperatore, seppur di pochi mesi, abbia lasciato una fortissima impronta; tant'è che ancora oggi, in giro per l'sola, Napoleone spopola al pari di uno sponsor vip dei nostri giorni. 

Ma N. non è solo questo, è anche un libro che lascia ampi spazi di riflessione. Tra le pagine si trova spazio per la profonda riflessione su quanto le vicende storiche decise dai grandi impattino in maniera dirompente sulle vite dei singoli. Ma è anche un libro che parla di libri e dell'amore per la lettura: Martino Acquabona è un amante della cultura e dei libri e quando scopre che anche Napoleone lo è rimane spiazzato. Può l'uomo che ha causato così tante guerre e morti essere anche un lettore appassionato? Questo il dubbio che attanaglia Martino. 

Infine è anche una profonda riflessione su come sia la vita su un'isola, quali orizzonti e quali prospettive offra il trascorrere la propria esistenza in un piccolo lembo di terra in mezzo al mare. 

Certo, ho scoperto questo libro con un po' di ritardo, diciamo un paio di decadi... Ma, come si dice, meglio tardi che mai! Che poi i libri non scadono mica.

 



lunedì 28 agosto 2023

Olga


Una delle letture di questa estate è stata "Olga", un romanzo di Christian Hill edito da Rizzoli (ottobre 2022). Il libro, che non conoscevo, faceva parte del mio "bibliobottino" estivo. Ho sempre amato i libri per ragazze e ragazzi e devo dire che qui a Trento la biblioteca per ragazzi è veramente ben fornita; inoltre, ogni estate, le bibliotecarie preparano delle liste con dei suggerimenti di lettura a seconda delle tematiche (storie fantastiche, racconti storici, storie divertenti...) e con l'indicazione dell'età. Proprio nella lista sui racconti storici ho scovato "Olga".

Siamo nell'autunno del 1943 quando Olga, ragazzina russa fatta prigioniera dai tedeschi, viene "consegnata" alla famiglia Kemp per svolgere il lavoro di bambinaia. Olga è poco più che una bambina, ma in quanto prigioniera dal Reich tedesco è sostanzialmente considerata come una schiava. Non la pensa allo stesso modo la famiglia Kemp, i cui membri accolgono Olga come una figlia e una sorella. Attraverso gli occhi della ragazza e del figlio maggiore dei Kemp, Hans, ripercorriamo gli ultimi terribili mesi della seconda guerra mondiale, che per Olga significheranno la possibilità della libertà mentre per Hans comporteranno il richiamo al fronte. Alla fine l'amara verità è che la guerra è devastante per tutti.

"Una storia di pace in tempo di guerra", questo è il sottotitolo del libro. E questa storia di legami e amicizie che nascono al di là di ogni schieramento è uno spiraglio di speranza anche ai giorni nostri. Anche perché si tratta di una storia vera, la storia della famiglia dello scrittore. Infatti i tre figli della famiglia Kempo erano in ordine lo zio, il padre e la zia di Christian Hill; proprio grazie alle loro preziose testimonianze lo scrittore è venuto a conoscenza della storia e ha deciso di trasformarla in un romanzo. Alla fine del libro, infatti, lo scrittore ha deciso di condividere con i suoi lettori e le sue lettrici alcune fotografie storiche che ritraggono i personaggi della vicenda. Il che rende la storia ancora più commovente.

Io l'ho trovato un libro vermanente bello, una lettura forte ma carica di speranza.

 

venerdì 25 agosto 2023

Piccole donne & co.




"Non ne posso più di sentir parlare di <sfera femminile>, né dai nostri illuminati (?) legislatori seduti sotto la cupola dell'assemblea di Stato, né tantomeno dai predicatori dai loro pulpiti. Sono stufa, dopo tutti questi anni, di sorbirmi fandonie su querce vigorose e fiorellini di campo, la cavalleria maschile e il dovere di proteggerci. Lasciamo la donna libera discoprire i propri limiti. Se davvero - come sembrano convinti questi signori - la Natura ha concepito per lei una sfera specifica, vorrà dire che finirà per adattarvisi spontanealemnte. Ma per la miseria, diamole una possibilità! Non precludiamole nessuna professione, facciamola accedere all'educazione universitaria per una cinquantina d'anni: soltanto allora sapremo davvero di che stiamo parlando. A quel punto, e non prima, saremo in grado di dimostrare cosa può e cosa non può fare una donna [...]."

Nella mia testa "Piccole donne" è indissolubilmente legato al Natale.
Non ricordo esattamente quale sia stato il mio primo incontro con la storia delle quattro sorelle March, ma posso supporre con una certa sicurezza che sia stato con l'anime "Una per tutte, tutte per una", arrivato in Italia nel 1988. Da appassionata di cartoni quale ero non potevo certo perdermi questo. Ricordo che mia madre mi propose di leggere il libro, nella sua edizione Mursia del 1963, di quando lei era bambina. Ma credo che fossi decisamente troppo piccola e non riuscii a leggerlo. La lettura arrivò molti, moltissimi anni dopo in realtà. Nel frattempo vidi anche tutti i film realizzati ispirandosi a quel classico della lettura per ragazze, ma proprio tutti, anche le vecchie trasposizioni hollywoodiane poco fedeli alla trama. Il mio preferito rimane però il "Piccole donne" del  1994, diretto da Gillian Armstron, quello con Winona Ryder, Susan Sarandon, Kirsten Dust ecc. Anche se in alcuni punti si discosta e tralascia parti importanti del libro, secondo me è quello che rende meglio le atomesfere del New England della seconda metà dell'Ottocento. Poi non sono mica una critica cinematografica e questa rimane la mia trasposizione del cuore!

Devo confessare però che non conoscevo molto sul conto di Louisa May Alcott, l'autrice di quella che, insieme ai suoi seguiti, si è trasformata in una delle più famose storie di formazione che ha affascinato intere generazioni. Qualche tempo fa ho scoperto la collana I Pacchetti della casa editrice L'ORMA, dei piccoli libretti che si possono trasformare in pacchetti pronti per essere spediti a chi si vuole. Sempre che si abbia la voglia di non tenerseli per sè... Tra le varie proposte c'è anche un "Pacchetto" dedicato alla nostra Alcott, una selezione tratta dal suo epistolario, inedito in italiano. Sono lettere indirizzate a familiari e amici, ma anche a editori e collaboratori. 
 
Leggendole ho scoperto che "Piccole donne" è un romanzo fortemente autobiografico e che tante vicende vissute dalle quattro sorelle March sono state in realtà vissute da Alcott e dalle sue tre sorelle. Louisa poi non aveva alcuna intenzione di scirvere un romanzo di formazione dedicato alle giovani donne ma alla fine, pur di guadagnarsi da vivere con il suo lavoro di scrittrice, seguì il consiglio di un editore e così diede alla luce la storia che le concesse la notorietà. Dalle sue lettere si capisce che Alcott fu una donna forte e decisa, proprio come la sua Jo, sia nella sua vita privata sia nella battaglia per i diritti civili: combattè infatti per l'abolizione della schiavitù (visse nel perioso della Guerra di secessione amricana che troviamo anche nel romanzo) e fu una fervente promotrice del suffragio femminile e delle idee femministe.
 
"Le nostre teste audaci", questo il titolo del volumetto, è stata una piacevolissima lettura estiva.

venerdì 7 luglio 2023

Vento d'estate

Con oggi ho concluso gli esami di maturità. E di fatto ho concluso anche le operazioni relative all'anno scolastico 2022/23. L'appuntamento adesso è al primo settembre per progettare il nuovo anno e le nuove attività.

Di solito nella prima settimana di esami, quando ci sono gli scritti, cerco una lettura rilassante e leggera, da potermi godere il pomeriggio una volta rientrata a casa. Il caso ha voluto che proprio in questo periodo uscisse il nuovo libro di Stefania Bertola, "Vento da est", edito Einaudi.

 
Sono diventata fan di Stefania Bertola un paio di inverni fa, quando mi è capitato tra le mani "Ragione & Sentimento". No, non avete letto male, s'intitola proprio così ed è la trasposizione moderna di quel "Ragione e sentimento" della cara Jane, che tutti conosciamo. Immaginate quindi la vicenda traslata nella Torino dei nostri giorni (del 2014 per la precisione) con tre graziose sorelle alle prese con vicende amorose affrontate secondo le diverse modalità dettate dai loro caratteri tanto diversi. Il risultato è uno spasso assicurato!
Lo scorso anno ho invece letto "Le cure della casa" e anche questa avventura mi ha piacevolmente intrattenuta e divertita.
Quindi veniamo a quest'estate! Appena ho letto che il nuovo titolo era in uscita mi sono premurata di prenotare l'eBook presso la biblioteca digitale. E così i primi giorni della maturità, estenuanti per tutta la burocrazia da produrre, i ragazzi da seguire nelle prove scritte e per il gran caldo, mi sono allietata con la lettura di questo romanzo. Poi questa volta non potevo proprio perderlo visto che la protagonista, Brigida, è una giovane laureata in filosofia che, in attesa di decidere se presentare o meno domanda per le supplenze nelle scuole, cerca invano di trovare un lavoro finendo coinvolta in una spirale di mille e più "lavoretti", come li definisce lei stessa (che poi ognuno di questi lavori ha in realtà un gran peso a livello sociale, ma questa è un'analisi a parte). E da qui prende il via la vicenda, come sempre rocambolesca e coinvolgente, tanto che non ci si riesce più a staccare dalle pagine, perché bisogna sapere come andrà a finire. E in tutti i libri di Bertola che ho letto è così, cominci la lettura con un ritmo moderato per finire, da un certo punto in poi, a girare le pagine una dietro l'altra totalmente rapito dlla storia.
Riferimenti top/pop che ho adorato: Mary Poppins, la Regina Elisabetta, Bellatrix Lestrange, Rossella O' Hara..
Che dire? Io ricomincerei a leggerlo subito, se non fosse che la mia lista dei libri da leggere per l'estate è lunga tipo un chilometro.

lunedì 26 settembre 2022

Libri di fine estate

Da qualche anno mi sono imposta, durante il periodo estivo, di riuscire a leggere almeno dieci libri, senza particolari indirizzi, solo letture che mi piacciono e mi ispirano. Alcune estati riesco a leggerne anche un paio in più, ma l'estate appena archiviata è stata più impegnativa, vuoi perché con gli esami di maturità sono stata impegnata fino alla prima decade di luglio, vuoi perché ci siamo concessi delle vacanze più lunghe (oltre al mare, una settimana a Barcellona a trovare zii e cuginetto). Nonostante tutto, un po' a fatica, anche quest'anno sono arrivata a quota 10!

 

Ecco le mie letture agostante, protrattesi anche per i primi giorni di settembre. 

Per la prima volta ho letto Natalia Ginzburg ed è stata una grande scoperta. Ho amato "Lessico famigliare", la semplicità del racconto di vissuti tanto profondi e difficili. E' stata una lettura accolgiente, nonostante i drammi vissuti dalla scrittrice.

Jane Austen invece è ormai un appuntamento fisso. "L'abbazia di Northanger" mi è molto piaciuto. Ho già immaginato una sceneggiatura per una serie tv in due stagioni... Se qualcuno fosse interessanto sono a disposizione 😁

"La fortuna" invece mi ha lasciata perplessa... Racconta le vicende di un giovane di una nobile famiglia dell'antica Roma che si intrecciano con la catastrofica eruzione di Pompei. 

L'ultima lettura estiva è stata "Per chi suona la campana" di Hemingway. E' innegabile che il buon vecchio Ernest riesca a raccontare la guerra con grande poeticità, pur non celando la crudeltà e le atrocità che si porta dietro. Qui la vicenda è veramente pesante e dolorosa; in più si svolge nell'arco di tre giorni, ma è ricca di flashback e racconti del passato che movimentano la narrazione. Devo confessare che non ho portato a termine la lettura, ho abbandonato a una trentina di pagine dalla fine. Ovviamente ho letto le ultime righe, per conoscere la conclusione della storia, ma ho avuto un rifiuto a leggere le ultime pagine piene di vicende e pensieri dolorosi. Così l'ho lasciato lì, ma sono comunque soddisfatta di averlo letto, volevo farlo da diverso tempo. 

Appuntamento alla prossima estate per il resoconto delle letture estive!

giovedì 1 settembre 2022

Anche quest'anno niente Hogwarts!

 


Cos'è questo strano rumore che odo in lontananza? Sarà mica lo sbuffo dell'espresso per Hogwarts? Ma no, magari! E' solo il richiamo stonato della campanella mezza guasta che suona dalla punta del corridoio... Anche quest'anno niente cattedra presso la scuola di magia e stregoneria più famosa del mondo. Mi tocca restare nella scuola babbana. In fondo mi va bene così, perché anche con i miei ragazz* riusciamo sempre a tirar fuori un pizzico di magia studiando insieme. Certo, non abbiamo aule meravigliose abbarbicate su torri che aprono la vista alla vallata, e nemmeno sale comuni o biblioteche e sale grandi in cui ci si possa ritrovare tutti insieme... Ma ci accontentiamo lo stesso. Meglio che mi tenga pronta, comunque, perché tra poche ore si riparte, in senso figurato ovviamente! E con tutte le incertezze del caso, perché dall'alto, dal nostro ministero (che in tutto e per tutto assomiglia al ministero della magia ai tempi di Cornelius Caramell dell'ultima ora) le notizie arrivano sempre incerte e contraddittorie. Ma fermi tutti un momento! Cosa è questa pergamena che trovo nei meandri del web cercando le indicazioni per il nuovo anno scolastico? "Indicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2022 -2023)". Sarà forse una formula magica o un incantesimo? Magari la mia scuola babbana ha avviato un progetto di collaborazione con una scuola di magia? Il testo ha bisogno di essere decodificato ordunque! Vediamo chi lo redige: l'ISS. Un testo che arriva quindi dalla stazione spaziale? No no no, che equivoco madornale! E' un testo dell'Istituto Superiore di Sanità, scritto perciò in un favoloso italico burocratese. Sarà meglio che mi fornisca di un dizionario per interpretarlo. Certo, ma di quale lingua?

Burle a parte, buon avvio di nuovo anno scolastico a tutt*!

I libri in foto non sono messi lì a caso. Ho deciso di accompagnare l'avvio dell'anno scolastico con la lettura del "Diario di scuola" di Pennac. Harry Potter invece sta lì perché da oggi parte il gruppo di lettura pensato da  martiblumarti, melissaleggelibri, anemonebook e flavia_capo. Chi sono io per non immergermi in una magica rilettura come questa?

P.S. Il documento sopracitato esiste per davvero, non me lo sono certo inventata io, non sarei mai stata in grado di raggiungere certe vette... Lo ha segnalato il bravo Francesco Costa in una puntata del suo podcast Morning, nel quale mostra sempre particolare attenzione per il mondo della scuola.

Lascio il link al testo ufficiliale del documento, per chi volesse verificarne la validità.

Indico, inoltre, il comunicato prodotto dall'Accademia della Crusca proprio in risposta al titolo del suddetto testo, in cui gli accademici rimproverano il fatto che la comprensibilità del titolo confligge con le pratiche di una buona comunicazione.

venerdì 17 giugno 2022

La fine... dell'anno scolastico

Ogni anno accompagno i giorni di chiusura dell'anno scolastico con un libro leggero, scacciapensieri, che mi faccia rilassare. Vuoi per l'arrivo del caldo, vuoi perché alla fine dell'anno il cervello è in pappa (e di norma manca ancora la fase degli scrutini, degli dempimenti finali e della maturità... il mondo dei prof. sa!) Quest'anno, nel corso dell'ultima visita che abbiamo fatto alla biblioteca con le bambine, mi è caduto l'occhio su questa bella edizione di "Lotta Combinaguai" della grandissima Astrid Lingren, con le evocative illustazioni di Beatrice Alemagna (edizione Mondadori).

Astrid, come la chiamano amichevomente gli svedesi, è sempre una garanzia. La sua visione dell'infanzia è semplice e giocosa, ma ti porta alla scoperta di un mondo osservato veramente con gli occhi dei bambini, con la loro capacità di sondare ogni piccolo particolare che gli sta intorno, con la grande immaginazione che gli permette di creare storie e realtà nuove in cui avventurarsi. C'è poi quell'analisi delle relazioni tra bambini e adulti che lascia sempre aperta la porta a innumerevoli riflessioni: alcuni adulti riescono con immediatezza a mettersi in connessione con i bambini, ma per molti, anche per tanti genitori, la frenesia della vita quotidiana porta a distogliere l'attenzione dal sentire profondo che queste piccole persone posseggono.

Il libro è stato tradotto in Italia pochi anni fa. L'edizione Mondadori è illustrata, come detto, da Beatrice Alemagna, che riesce a rendere in maniera mirabile lo sguardo di stupore sul mondo di Lotta e degli altri bambini della storia .

Il libro è composto di quindici avventure che ci portano nel mondo di Lotta e della sua famiglia. E' molto scorrevole e un adulto potrebbe leggerlo in un pomeriggio. Io però me lo sono goduta diverse sere, perché indugiare nel mondo di Lotta è stato un piacere.

Avevo proposto ad Aurora e Lucia di leggerlo insieme la sera, ma quetsa volta la proposta non è stata accolta favorevolmente. Anche loro sono evidentemente stanche dopo un lungo anno di scuola, quindi non ho insistito. E poi hanno scelto degli altri libri da prendere in prestito in biblioteca, quindi evidentemente non era il momento di Lotta.

Restituirlo alla biblioteca non è stato piacevole, chissà che anche Lotta non diventi prossimamente parte della nostra biblioteca! 😄

giovedì 10 agosto 2017

Letture estive

L'estate è tempo di lentezza e relax. Oltre che di gran caldo! Ma questa è un'altra storia...
Di solito è anche il periodo in cui ci si concede il piacere di leggere qualche libro in più. Un tempo anche io riuscivo a leggere, un tempo... Adesso, con le due monelle per casa, i libri sono diventati oggetti di contemplazione: li ammiro assisi nelle librerie, sognando di poterne sfogliare le pagine; se per caso ne prendo uno in mano, accorre subito la figlia maggiore che vuole sfogliarlo; se invece ne lascio uno sul comodino, sopraggiunge la figlia minore che lo afferra per studiarlo dettagliatamente, rischiando di strappare tutte le pagine. Così i libri stanno lì, calmi,  aspettando tempi migliori.
Mi mantengo comunque in allenamento con tutti i libri per bambini che ci sono in casa. Abbiamo una discreta biblioteca per infanti, con libri scelti accuratamente dall'intenditrice di casa. Non io ovviamente, ma Aurora. Ma qualcosa mi riservo di sceglierla anche io. Come ho fatto quest'estate, per esempio, comprando "Il grande colouring book" di H. Tullet. E' un grande libro da colorare, ma non uno di quelli classici, con le solite figure da riempire: è ricco di spunti e disegni davvero originali; la grafica poi è veramente molto bella, perfetta per stimolare la creatività dei piccoli artisti. Chi conosce già i libri di questo autore potrà immaginare la particolarità di questo grande album da colorare; ma anche chi non lo conosce ne resterà stupito piacevolmente. Insomma, se avete dei piccoli Picasso in casa ve lo consiglio vivamente. Non troppo piccoli però! Secondo me può andar bene dai quattro anni in su, prima, a parer mio, sarebbe sprecato.



Comunque in questi giorni di estrema calura mi sono ritagliata anche io un po' di tempo per leggere, lo devo confessare. Sto leggendo il libro che vedete in foto, un libro molto scorrevole e breve, per adesso posso concedermi solo questo tipo di letture. Libro donatomi dall'ingegner marito che ben conosce la mia passione per il Giappone. Di questa autrice avevo già letto "Metafisica dei tubi", sempre regalato dall'ingegner marito; un libro veramente originale e divertente. Questo qui è un po' più pesante nei contenuti, anche se il registro è sempre molto ironico, ma di una ironia pungente, tipica dell'autrice. Spero di riuscire a terminarlo entro l'estate, ce la farò!


Per questo mese non pubblicherò più post, il blog va in vacanza per un po'. Prometto di non sparire però.
Buona estate!
A presto.