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mercoledì 1 settembre 2021

Buoni propositi

Anche per quest'anno nessuna lettera da Hogwarts!

Non che mi aspetti più di essere reclutata tra i giovani studenti, ormai alla svolta dei quaranta mi rendo ben conto che ciò non è possibile. In qualità di docente però potrei sempre dare una mano, che so io, per un progetto di cooperazione tra le scuole di magia e le scuole babbane. Potrebbe rivelarsi interessante! 

Ma mettiamo da parte la magia anche se, per questo nuovo anno scolastico che prende il via oggi, forse un pizzico di magia farebbe comodo. Siamo di nuovo alla svolta del primo settembre: si riparte! Nel pomeriggio ci sarà la prima riunione dell'anno, il collegio docenti, il consesso di tutti i professori per cominciare a stilare i programmi per l'anno e cercare di trovare un po' di chiarezza tra tutte le regole e i protocolli per la pandemia. Non nascondo che avrei sperato in un anno scolastico più tranquillo, ma le prospettive non mi sembano molto rosee... Mi auguro solo che si dovrà ricorrere alla DaD il meno possibile, preferibilmente mai. Ok a stare tutti distanti e mascherati, ma almeno insieme nello stesso luogo fisico. Per intanto oggi si parte! E dal canto mio un tocco di magia me lo tengo stretto, tra le pagine del mio nuovo taccuino per gli appunti. 

Quindi, giurando "solennemente di non avere buone intenzioni", mi incammino verso questa nuova avventura.

 

giovedì 19 dicembre 2013

Ieri è finita la mia esperienza a scuola: il mio incarico di supplente temporanea è terminato e ora si aspetta un'altra convocazione. E,  a onor del vero, devo ammettere che per la prima volta ho potuto provare veramente cosa significa essere professore nella scuola italiana. Sì perché, nonostante abbia insegnato per alcuni anni, questa in realtà è stata la prima volta che sono entrata in delle classi di una scuola statale ed è stata veramente la prima volta in cui ho potuto sperimentare cosa significhi insegnare.
E devo ammettere che sono soddisfatta. Per la prima volta mi sono trovata di fronte a ragazzi normali, che vanno a scuola con zaini vissuti e non con borse griffate all'ultima moda; ragazzi che, pur avendo smartphone e auricolari quasi sempre tra le mani, hanno mostrato curiosità e interesse per quello che fanno;  ragazzi che all'uscita di scuola si incamminano vocianti a piedi verso le loro case e non si infilano in inutili "macchinette" pompate con stereo a tutto volume. Ho visto anche tanti professori entusiasti e propositivi (anche se un po' troppo "vecchi") che nonostante la burocrazia sovrastante si impegnano ogni giorno per far crescere i loro alunni e cercano, in mezzo a mille scartoffie da riempire e centomila riunioni per prendere decisioni richieste dall'alto, con costanza di portare a termine i loro progetti. Tutto questo in aule piccole e fredde, senza riscaldamento perché tanto da noi mica c'è freddo come al nord, piene zeppe di ragazzi, in una scuola il cui edificio praticamente cade a pezzi, in cui non ci sono più le aule da disegno per far posto alle numerose classi, in cui le serrande non funzionano e restano chiuse, in classi in cui trovi banchi e sedie variegati, ognuno con un'altezza e una dimensione diversa.
E' divertente però: credi di fare il professore ma in realtà fai il missionario della cultura. In una scuola che è lo specchio dell'Italia in cui viviamo. Là dove dovrebbero investire soldi e risorse per formare i giovani, ci si incontra sconsolati, professori e alunni, si prende atto dello stato di cose e si va avanti. Perché in fondo per studiare bastano carta e penna. E un buon professore con cui dialogare. E questo io ho visto. E sono soddisfatta!

venerdì 6 dicembre 2013

Il consiglio di Elrond

E magari oggi pomeriggio avessi partecipato veramente al consiglio di Elrond, anche solo di nascosto, come Merry e Pipino!
E invece no, mi sono dovuta sorbire ore di discussione ad un collegio dei docenti che non è nemmeno giunto a conclusione. Perché se c'è una cosa che proprio i professori non sanno fare, e ricordiamoci che parlo dei suddetti cinquantenni, è fare i burocrati. E purtroppo oggi la scuola è sommersa da inutile burocrazia che fa perdere di vista il vero obiettivo di questa istituzione. Sopratutto quando mancano delle guide sagge come re Elrond...

venerdì 29 novembre 2013

"La generazione perduta"

Non è il titolo di un film né tantomeno un best seller in uscita. E' solo la mia personalissima sensazione dopo quello che mi è accaduto lo scorso lunedì.
Ma andiamo con ordine: dopo tanti anni, per la prima volta, sono stata convocata in un noto liceo di Palermo per una supplenza ed ero la prima convocata, quindi, finalmente, faccio la prof in una scuola vera! Solo fino al 18 dicembre però. 
Sta di fatto che, il giorno dopo la mia convocazione, i ragazzi decidono di occupare la scuola, sull'onda delle proteste che in questi ultimi giorni coinvolgono numerosi studenti e numerose scuole superiori in tutta Italia. Quindi io non ho ancora messo in piede in classe, non ho idea di che faccia abbiano questi alunni "temporanei". 
Per ciò la mattina si va a scuola, ci si reca in sala professori e si attende, non si sa bene chi o che cosa. Ma lunedì la preside decide di fare una riunione informale per puntualizzare la situazione. E così mi ritrovo in una sala, circondata da professori, anzi professoresse visto che sono la stragrande maggioranza, tutti esperti e navigati, ma tutti vecchi. Forse vecchi non è proprio il termine più adeguato dato il progressivo allungarsi della vita; allora diciamo maturi, un po' attempati. Per rendere meglio l'idea, diciamo che ero circondata da over 50. E se qualcuno più giovane c'era non si scendeva sotto i 45. (Mi riferisco a professori di ruolo, quelli che insegnano fissi in quella scuola; poi c'ero io e un paio di altri trentenni, poveri supplenti precari.) Per carità, non che io mi senta giovanissima, certo più giovane di loro sicuramente, ma i veri giovani in questione ormai sono gli alunni.
Insomma, questi docenti maturi cominciano a chiedersi il perché di questa occupazione un po' raffazzonata e da lì cominciano un dibattito sul senso di inadeguatezza che attanaglia i giovani, del loro sentirsi a disagio in questa società e che non ripongono più alcuna speranza nel futuro.
Ed è qui che arriva la generazione perduta! Io faccio parte della generazione perduta! In quel momento mi sento veramente perduta e smarrita. Non vi nascondo di essermi sentita effettivamente a disagio. Tutti quegli "adulti" che riflettevano sul disagio giovanile, loro che sono così lontani dai ragazzi di oggi. E noi, trentenni, totalmente dimenticati, non siamo né carne né pesce, "bamboccioni" che idealmente amano vivere con mamma e papà e nella realtà invece ogni giorno combattono per trovare una via d'uscita da questo labirinto tenebroso che Loro chiamano "crisi". 
Ed è innegabile, si è persa una generazione, un bacino di forza enorme che tracima da ogni dove. E c'è chi lascia la propria regione, chi abbandona il paese, chi resta immerso nelle difficoltà, tutti destinati ad un'esistenza precaria, incerta. Ma la cosa più terribile è che siamo dimenticati, nessuno pensa a risolvere la nostra situazione, così viviamo in un limbo in cui non siamo né più giovani né ancora abbastanza maturi. E quando qualcuno si sveglierà e si ricorderà di noi sarà troppo tardi, perché allora saremo veramente troppo vecchi e tutto quello che avevamo da offrire lo avremo dimenticato, tutto l'entusiasmo che avremmo voluto mettere nel lavoro lo avremo perso e tutti i sogni in cui credevamo saranno svaniti nel nulla.
Basta! Sto dando un'impronta troppo meditativa al blog. Ci metto un  punto.
Buona notte