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sabato 31 agosto 2024

Fine estate

Eccoci qui, finalmente alla fine di questo mese di agosto infernale sotto tanti punti di vista, non solo per il caldo, e agli sgoccioli di questa estate che è stata molto faticosa e stancante.

Aspetto positivo di questi mesi sono state le letture portate a termine. Nonostante tutto, sono riuscita a leggere quasi tutti i libri che avevo previsto e anche qualcosina in più.

Gran parte di queste letture estive sono avvenute grazie ai prestiti in biblioteca, sia di libri cartacei sia di ebook. Tra i cartacei ho letto due libri di recente uscita, "Alma" e "I giorni di Vetro". Il primo mi è piaciuto molto, il secondo meno.

 


 

"Alma" è un romanzo intenso. La protagonista, Alma appunto, ritorna nella sua città natale, Trieste, per recuperare un'inaspettata eredità lasciatela dal padre. In soli tre giorni Alma ripercorrerà la sua storia e la storia della città, una storia che negli ultimi decenni del Novecento si è intrecciata con quello che succedeva oltre il confine. Perché dalla storia di Alma scopriamo che vivere a Trieste significava avere ben chiaro che ci fosse un "di qua" dal confine e un "di là" e che quel "di là", che soprattutto per il padre di Alma rappresentava un orizzonte possibile, un luogo a cui fare ritorno, a un certo punto ha preso fuoco esplodendo in un conflitto brutale e fratricida. La storia di Alma e delle persone a lei più care si intreccia con la storia della fine della Jugoslavia, in un racconto denso ma delicato, in cui Trieste e il suo mare sono essi stessi protagonisti imprescindibili. Ho amato questo libro, anche perché da qualche anno sto cercando di studiare e approfondire la questione triestina e del confine nord-orientale, una questione complessa di cui si conosce poco e che invece meriterebbe più attenzione. In questa storia ho ritrovato eco delle vicende raccontata in "Qui è proibito parlare" di Pahor, che ho letto qualche anno fa e che mi piacque molto. Anche se il periodo storico delle due vicende è molto diverso, l'accento sul fatto che imporre identità e confini porti a conseguenze disastrose è evidente.

 "I giorni di Vetro" narra la storia di Redenta, nata il giorno in cui Matteotti venne ucciso e che, a dire di tutti, a cominciare da sua madre, si porta dietro la "scarogna". Redenta vive a Castrocaro e vive la Castrocaro del ventennio fascista, della guerra e della resistenza. Redenta resiste, resiste ai dolori della vita, alle malattie e resiste anche a Vetro, gerarca nazista feroce ed efferato, che la sceglie come moglie. Come dice l'autrice stessa, il romanzo racconta vicende frutto di fantasia, solo alcune delle quali ispirate a fatti realmente accaduti, e pone molto l'accento sulla violenza. Violenza ed efferatezza che per me hanno reso il romanzo molto pesante da affrontare; non nego che in un paio di passaggi ho pensato di abbandonare la lettura e finirla lì. Alla fine ho portato a termine il libro, anche per capire alcuni intrecci della trama che vengono chiariti solo nelle ultime pagine. L'ho trovata però una storia molto pesante e dura da leggere e per me la presenza di così tanta violenza è risultata eccessiva. Sicuramente un bel libro, ben scritto e narrato, ma che si discosta dalla mia sensibilità.


giovedì 18 aprile 2024

La grande fatica della Ricerca

 


Da qualche giorno ho ripreso in mano lui. La mia è una sfida personale con il buon vecchio Marcel!

In realtà mi ero già scontrata con la Recherche quando ero all'università e avevo letto il primo romanzo, Dalla parte di Swann, e quasi tutto il secondo, All'ombra delle fanciulle in fiore. Poi, non ricordo più esattamente il motivo, probabilmente per sostenere qualche esame, l'ho messo da parte e non l'ho più ripreso. Da un po' mi frullava l'idea di imbarcarmi nell'impresa della lettura integrale, nell'ambito di un mio personalissimo progetto di approfondimento del Novento, non solo in ambito storico, cioè quello che insegno, ma anche in altri campi. Non potevo quindi esimermi dal leggere Proust, lui che ha impresso una svolta così decisiva alla narrativa e al modo di scrivere i romanzi all'inizio dello scorso secolo. Così mi sono decisa a ricominciare, di nuovo, l'impresa. Ma ho commesso degli errori, errori da principiante che hanno molto rallentato e appesantito la lettura.

Primo grande errore, avviare una lettura così impegnativa a inizio anno scolastico: una follia! Il mondo dei prof. sa quello che significano i mesi da settembre a novembre/dicembre: la sensazione è quella di stare dentro un frullatore. Se dentro al frullatore ci metti pure Proust, abbiamo fatto tombola!

Secondo grande errore: pensare di leggere Proust la sera prima di andare a letto. Ecco, questo lo pui fare a vent'anni, quando sei studente universitario giovane e spensierato, ma a quaranta, con vita da prof + vita da genitore no, assolutamente no! Un vero errore da principiante! Infatti la sera riuscivo a leggere sì e no una pagina prima di sprofondare nel sonno e dimenticare irrimediabilmente tutto quello che avevo appena letto... I miei progressi di lettura erano paragonabili alla strada percorsa dalla lumaca di un famoso indovinello, che di giorno percorreva un tot e la notte scivolava indietro. Praticamente l'immobilità.

Valutati con consapevolezza gli errori, non ho mollato e a gennaio mi sono messa d'impegno, ho dedicato un momento della giornata in cui riuscire a leggere, non dico tutti i giorni ma quasi, Dalla parte di Swann senza dormirci sopra e alla fine sono riuscita a terminare il primo romanzo dei sette.

Devo dire che lo ricordavo diversamente, alla prima lettura lo avevo apprezzato di più. Questa volta, vuoi anche per gli errori di cui sopra, arrivare fino in fondo è stato faticoso. La prima parte, nella quale Proust descrive la famosa Combray e tutti i ricordi legati alla sua infanzia, l'ho letta con piacere. Poi siamo arrivati a Swann e alla sua storia d'amore e lì ho quasi ceduto. Confesso che ci sono stati dei momenti in cui, se avessi avuto davanti Odette e Swann, li avrei presi a schiaffi lanciandogli improperi contro... Ma alla fine ho superato anche questo e sono arrivata alla fine. 

Concluso il primo romanzo mi sono presa un mese abbondante di stacco, dedicandomi ad altre letture, e ho ripreso la lettura della Recherche a marzo inoltrato. Per adesso procedo senza indugio, anche se siamo di nuovo in un periodo complicato visto che ci avviciniamo a grandi passi verso la fine dell'anno scolastico, altro periodo frullatore per il mondo della scuola. Ma non demordo.

La mia edizione de "Alla ricerca del tempo perduto" è quella pubblicata nella collana I Meridiani Mondadori in quattro volumi, con la traduzione di Giovanni Raboni. L'edizione è annotata con grande cura, il che permette al lettore di non perdersi nel groviglio di citazioni, rimandi e riferimenti che costellano tutta l'opera di Proust. 

Un altro valido strumento che ho trovato di grande utilità è la pagina di Wikipedia dedicata ai personaggi della Recherche: qui trovate, in ordine alfabetico, ogni nome di personaggio che appare nei sette romanzi. Un grande aiuto davvero.

Non mi resta che augurare buona lettura!



 

 

martedì 3 ottobre 2023

Il grande Nord e le cipolle


 

Da qualche tempo ho ripreso una passione letteraria che avevo da ragazza, leggere le opere teatrali.

Ancora a scuola mi ero appassionata a questo tipo di lettura, mi piaceva moltissimo, ad esempio, il teatro di Pirandello. 

Ad un certo momento però, le mie preferenze di lettura sono cambiate e ho messo da parte questo interesse. Interesse che si è rimanifestato, per l'appunto, un po' di tempo fa. 

Questa volta a farlo risvegliare è stata la musica, in particolare la musica di Grieg. Tra le opere del compositore norvegese, sono particolarmente noti alcuni brani che scrisse proprio per accompagnare la rappresentazione di un'opera teatrale, Peer Gynt, scritta da un altro noto norvegese, Henrik Ibsen.

Così, incuriosita, sono andata a studiare e ho scoperto che Peer Gynt originariamente è il personaggio di una leggenda norvegese a cui Ibsen si è ispirato per scrivere la sua opera. Il Peer Gynt di Ibsen è in realtà una composizione particolare; si tratta infatti di un dramma in versi che l'autore scrisse durante un suo soggiorno in Italia (l'Italia in un modo o nell'altro fa sempre capolino!). All'inizio il dramma non era destinato alle scene, Ibsen non lo aveva pensato per essere rappresentato, anche perchè è volutamente pieno di ambientazioni diverse e cambi di scene molto rapidi, quindi difficile da allestire. Ma, trascorsa una decina d'anni, Ibsen decise di portare Peer Gynt sulle scene e chiese all'amico Grieg di comporre le musiche per accompagnare la rappresentazione. Peer Gynt ottenne un grande successo di pubblico, contribuì ad accrescere la notorietà di Ibsen e ancora di più quella di Grieg, i cui brani composti per l'opera sono diventati celeberrimi.

Io ho letto l'edizione Einaudi con la traduzione di Anita Rho. Il testo è preceduto da un interessante saggio di Rolf Fjelde, drammaturgo americano che speiga perché già in Peer Gynt si ritrovino i germogli di quel teatro moderno di cui Ibsen è ritenuto il padre e che raggiungerà il suo apice in opere come "Casa di Bambola" o "L'anitra selvatica". Peer Gynt è un antieroe, un personaggio pieno di contraddizioni; attraversa mille peripezie e avventure senza mai riuscire a concludere qualcosa. Lo accompagniamo nel trascorrere della sua vita dalla giovinezza fino alla vecchiaia, quando finalmente prende consapevolezza di non essere riuscito nel faticoso proposito della ricerca del suo io e lo troviamo intento a sbucciare una cipolla, i cui strati reapppresentano tutte le identità che Peer si è  creato nella sua rocambolesca vita ma nessuna di esse rappresenta il vero Peer. 

Nel testo numerosi sono i riferimenti alla filosofia, da Hegel a Kierkegaard, e tanti i riferimenti alle atmosfere nordiche che richiamano il grande freddo e il buio, non solo del cielo ma anche dell'individuo.



lunedì 26 settembre 2022

Libri di fine estate

Da qualche anno mi sono imposta, durante il periodo estivo, di riuscire a leggere almeno dieci libri, senza particolari indirizzi, solo letture che mi piacciono e mi ispirano. Alcune estati riesco a leggerne anche un paio in più, ma l'estate appena archiviata è stata più impegnativa, vuoi perché con gli esami di maturità sono stata impegnata fino alla prima decade di luglio, vuoi perché ci siamo concessi delle vacanze più lunghe (oltre al mare, una settimana a Barcellona a trovare zii e cuginetto). Nonostante tutto, un po' a fatica, anche quest'anno sono arrivata a quota 10!

 

Ecco le mie letture agostante, protrattesi anche per i primi giorni di settembre. 

Per la prima volta ho letto Natalia Ginzburg ed è stata una grande scoperta. Ho amato "Lessico famigliare", la semplicità del racconto di vissuti tanto profondi e difficili. E' stata una lettura accolgiente, nonostante i drammi vissuti dalla scrittrice.

Jane Austen invece è ormai un appuntamento fisso. "L'abbazia di Northanger" mi è molto piaciuto. Ho già immaginato una sceneggiatura per una serie tv in due stagioni... Se qualcuno fosse interessanto sono a disposizione 😁

"La fortuna" invece mi ha lasciata perplessa... Racconta le vicende di un giovane di una nobile famiglia dell'antica Roma che si intrecciano con la catastrofica eruzione di Pompei. 

L'ultima lettura estiva è stata "Per chi suona la campana" di Hemingway. E' innegabile che il buon vecchio Ernest riesca a raccontare la guerra con grande poeticità, pur non celando la crudeltà e le atrocità che si porta dietro. Qui la vicenda è veramente pesante e dolorosa; in più si svolge nell'arco di tre giorni, ma è ricca di flashback e racconti del passato che movimentano la narrazione. Devo confessare che non ho portato a termine la lettura, ho abbandonato a una trentina di pagine dalla fine. Ovviamente ho letto le ultime righe, per conoscere la conclusione della storia, ma ho avuto un rifiuto a leggere le ultime pagine piene di vicende e pensieri dolorosi. Così l'ho lasciato lì, ma sono comunque soddisfatta di averlo letto, volevo farlo da diverso tempo. 

Appuntamento alla prossima estate per il resoconto delle letture estive!

venerdì 17 giugno 2022

La fine... dell'anno scolastico

Ogni anno accompagno i giorni di chiusura dell'anno scolastico con un libro leggero, scacciapensieri, che mi faccia rilassare. Vuoi per l'arrivo del caldo, vuoi perché alla fine dell'anno il cervello è in pappa (e di norma manca ancora la fase degli scrutini, degli dempimenti finali e della maturità... il mondo dei prof. sa!) Quest'anno, nel corso dell'ultima visita che abbiamo fatto alla biblioteca con le bambine, mi è caduto l'occhio su questa bella edizione di "Lotta Combinaguai" della grandissima Astrid Lingren, con le evocative illustazioni di Beatrice Alemagna (edizione Mondadori).

Astrid, come la chiamano amichevomente gli svedesi, è sempre una garanzia. La sua visione dell'infanzia è semplice e giocosa, ma ti porta alla scoperta di un mondo osservato veramente con gli occhi dei bambini, con la loro capacità di sondare ogni piccolo particolare che gli sta intorno, con la grande immaginazione che gli permette di creare storie e realtà nuove in cui avventurarsi. C'è poi quell'analisi delle relazioni tra bambini e adulti che lascia sempre aperta la porta a innumerevoli riflessioni: alcuni adulti riescono con immediatezza a mettersi in connessione con i bambini, ma per molti, anche per tanti genitori, la frenesia della vita quotidiana porta a distogliere l'attenzione dal sentire profondo che queste piccole persone posseggono.

Il libro è stato tradotto in Italia pochi anni fa. L'edizione Mondadori è illustrata, come detto, da Beatrice Alemagna, che riesce a rendere in maniera mirabile lo sguardo di stupore sul mondo di Lotta e degli altri bambini della storia .

Il libro è composto di quindici avventure che ci portano nel mondo di Lotta e della sua famiglia. E' molto scorrevole e un adulto potrebbe leggerlo in un pomeriggio. Io però me lo sono goduta diverse sere, perché indugiare nel mondo di Lotta è stato un piacere.

Avevo proposto ad Aurora e Lucia di leggerlo insieme la sera, ma quetsa volta la proposta non è stata accolta favorevolmente. Anche loro sono evidentemente stanche dopo un lungo anno di scuola, quindi non ho insistito. E poi hanno scelto degli altri libri da prendere in prestito in biblioteca, quindi evidentemente non era il momento di Lotta.

Restituirlo alla biblioteca non è stato piacevole, chissà che anche Lotta non diventi prossimamente parte della nostra biblioteca! 😄